Matteo De Boni, Le Ragioni dell’esistenza. Esistenzialismo e ragione in Luigi Stefanini

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Matteo De Boni, Le Ragioni dell’esistenza. Esistenzialismo e ragione in Luigi Stefanini, Mimesis ed., Milano-Udine 2017, pp. 142, €14,00.

 

Questo lavoro di ricerca vuole rispondere a due inviti: il primo rivolto dal maestro di De Boni, Armando Rigobello: aggiungere una goccia nel mare della conoscenza; il secondo rivolto dal Professor Massimo Marassi (professore di Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano): essere un esperto del pensiero trattato.

Queste pagine raccolgono il testo dell’inedito dal titolo L’esistenzialismo contro la ragione di Luigi Stefanini (1891-1956), che per la prima volta viene presentato e analizzato. La pubblicazione è frutto di un accurato lavoro di ricerca iniziato nel settembre del 2015 nell’archivio di Stefanini conservato a Treviso, sua città natale, dalla Fondazione a lui dedicata e concluso nel maggio 2017 con la presente pubblicazione.

Dopo aver confrontato le varie bibliografie (A. M. Checchini, G. Santinello, E. Boldon Zanetti, R. Quinto, N. Tesser e L Corrieri) De Boni ha riscontrato che solo nel volume della dott.ssa Laura Corrieri si cita il titolo della conferenza, che però manca di pubblicazione. Nel volume si presenta una bibliografia che tiene conto dei volumi maggiori dell’opera del filosofo, non dimenticando le parti già pubblicate. Questa bibliografia ha la peculiarità di raccogliere le maggiori opere nella loro sistemazione editoriale finale, vagliata dall’autore stesso, nella maggior parte dei casi.

È stata inserita anche la bibliografia delle opere su Luigi Stefanini che prosegue il lavoro curato dalla presidente della Fondazione Stefanini, prof.ssa Glori Cappello, per il decennio 2006-2016, l’aggiornamento tiene con- to anche degli ultimi lavori pubblicati alla fine del 2016. Questo aggiornamento si vuole unire agli altri strumenti presenti in questo volume, utili per chi vorrà continuare lo studio sull’autore trevigiano.

Dopo un attento studio De Boni si è reso conto dell’impossibilità di una completa od organica lettura del manoscritto datato 1955, poiché la grafia di Stefanini è di difficile comprensione e in gran parte del testo è impossibile la decifrazione dei lemmi per la minuta scrittura. Si prende dunque come riferimento più chiaro e apprezzabile il testo del dattiloscritto, conservato negli scaffali delle opere del filosofo nel suo archivio di Treviso e datato 1954, che riporta il testo integrale della relazione dell’inedito. Questo dattiloscritto, non riveduto dall’autore, conserva tuttavia il contenuto filosofico.

Per rispondere al secondo invito De Boni presenta un percorso di analisi delle opere di Stefanini, cercando di ricavare da esse il filo rosso che le unisce e conduce alla tesi di Stefanini espressa nel testo dell’inedito. In questo lavoro di lettura è stato necessario avere costantemente in mente il testo dell’inedito nella versione del dattiloscritto per capire se ci fossero parti congruenti che si potessero confrontare. Questa attenta lettura ha condotto l’individuazione di alcuni testi nevralgici: Idealismo cristiano del 1931, Platone, primo volume del 1932 e il secondo del 1935, Il dramma filosofico della Germania, ripubblicazione del 1948, le tre Metafisiche degli anni ’48-’50, i tre Personalismi degli anni ’50, e l’opera Esistenzialismo ateo ed esistenzialismo teistico del 1952. Si è trovata la maggiore affinità con una parte di Personalismo Filosofico, pubblicato postumo nel 1962: Irrazionalismo e persona, anch’essa scritta e pensata dall’autore per una conferenza del 1951 che tenne in un circolo culturale cattolico ad Assisi.

De Boni ritiene ragionevole inserire l’inedito nella produzione matura dell’autore, poiché nel far riferimento alle opere poc’anzi citate, si consolida la tesi espressa in tutte le opere di quel periodo, per altro, l’ultimo della sua vita. Nell’inedito si trova una chiara sintesi del suo pensiero, apprezzabile anche per chi non ha una specifica cultura filosofica. Stefanini, infatti, propose questa conferenza in contesti non accademici, per cui il suo uditorio non prevedeva approfondite conoscenze dei temi trattati.

Questa riscoperta conduce a riflettere sul problema della trascendenza nella filosofia, sul problema scienza – filosofia e sul problema fede – ragione. La tesi di Stefanini che troviamo nel testo inedito pare al commento e alla critica ancora di forte rilevanza per il contesto filosofico attuale.

In un contesto editoriale rinnovato nella forma e nei contenuti, ma vicino alla tradizione della filosofia italiana del secolo scorso, con il permesso dell’autore, inserire un’appendice con quattro testi del discepolo di Stefanini, il maestro Rigobello. Questi quattro contributi, apparsi nel quotidiano della Santa Sede, sono la testimonianza “inedita” (sono pubblicazioni del quotidiano L’Osservatore Romano) che è bene prendere in considerazione per lo sguardo completo sulla lettura di Stefanini fatta da Rigobello.

De Boni ci consegna questo suo lavoro di ricerca che viene caratterizzato da una passione trasmessa dallo stesso Rigobello, la quale però non vuole perdere la scientificità di un lavoro teso alla precisione dei concetti e alla ricostruzione del pensiero del filosofo trevigiano, lasciando al lettore attento la condivisione o meno di un messaggio che pare punto imprescindibile per l’odierno discorso filosofico.

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