1. QUALI I MOTIVI DEL CONVEGNO del 10 aprile 2026 su Luigi Stefanini?
Quest’anno cadono i settant’anni dalla morte del filosofo trevigiano. Ci sembra il momento adatto per riproporlo al pubblico. E ci sembra anche il momento di riscoprire l’attualità di questo protagonista della vita culturale del 900 italiano. Ciò intendiamo fare in questo convegno di un’intera giornata, che vede radunata a Treviso, sua città natale, una schiera di studiosi, provenienti da varie università italiane ed estere. Vorremmo anche mettere in luce la sua figura dal punto di vista “esistenziale”. Non si tratta solo di un accademico, ma di un uomo di profonda fede, impegnato nella politica e in campo sociale. Eppure, benché nella sua terra d’origine gli siano stati intitolati edifici scolastici, strade, busti, aule universitarie e lapidi, oggi è pochissimo conosciuto sia a Treviso sia a Padova, dove ha insegnato per oltre 30 anni.
Questi sono i motivi che ci spingono a ricordarlo.
2. A CHI SI RIVOLGE IL CONVEGNO?
In linea di massima il Convegno si rivolge a un pubblico vasto, per le ragioni appena elencate. Abbiamo anche voluto coinvolgere le istituzioni civili e religiose: saranno presenti l’assessore alla cultura M. Teresa De Gregorio, il vescovo di Treviso M. Tomasi, il presidente di Cassamarca L. Garofalo, la sovrintendente agli Archivi e Biblioteche Annalisa Rossi, oltre a esponenti dell’Università di Padova e vari dirigenti scolastici.
Per praticità, abbiamo diviso la giornata in due parti: la sessione mattutina più rivolta ai giovani e all’attualità; quella pomeridiana più di carattere scientifico, -anche questa comunque non riservata ai soli esperti e agli studiosi-.
3. QUALI TEMI SARANNO AFFRONTATI?
Anzitutto partiamo dalla riproposizione dell’esperienza umana dell’autore, che a nostro avviso può diventare esemplare anche per un giovane d’oggi. Stefanini non propone scelte rivoluzionarie, ma riesce ad attraversare con dignità gli eventi della vita umana sullo sfondo delle grandi tragedie del suo secolo. Nel 1914 Stefanini si pronuncia contro la guerra (come tutti i cattolici) ma poi si troverà a combattere in prima linea e lo farà sempre preoccupandosi prima di tutto dei suoi soldati e guadagnandosi una medaglia al valore. Sarà uno dei pochi cattolici a sedere in una cattedra universitaria pubblica negli anni 20 e 30 in cui in cui dichiararsi cattolici non era un buon biglietto di presentazione. Diventare preside di facoltà è il suo sogno, e finalmente lo realizza ma dura appena 3 anni: dopo l’8 settembre con l’avvento della Repubblica di Salò, dà le dimissioni da preside. Poi c’è Padova bombardata a tappeto, la sua casa colpita, la responsabilità di portare in salvo la sua famiglia fra gli sfollati, la morte precoce della moglie e tre figli da crescere (la più piccola di pochi mesi): anche nelle prove più difficili Stefanini sempre dà testimonianza di serenità e di speranza cristiana.
Luigi Stefanini nasce a Treviso nel 1891. E’ lo stesso anno della Rerum Novarum. Ed è a questa grande enciclica che si ispira fin da giovanissimo affiancando l’opera del suo vescovo Andrea Giacinto Longhin nella promozione culturale e sociale della popolazione più svantaggiata, quella delle campagne. Tutto il territorio trevigiano è a quell’epoca caratterizzato dalla piaga della mezzadria, del bracciantato e dell’emigrazione. In questa vera e propria battaglia culturale e sociale a favore dei contadini il giovane Stefanini si avvicina al sindacalista Giuseppe Corazzin, importante fondatore di Leghe Bianche, e lo seguirà poi nelle file del Partito Popolare, dedicandosi per qualche anno all’attività politica attiva.
Benché nel ventennio del regime fascista, sia costretto ad abbandonare la politica attiva e a dedicarsi allo studio, riprenderà l’interesse socio-politico dopo la seconda guerra mondiale. Infatti si schiererà, -sulla linea del movimento internazionale di Maritain e Mounier- per i diritti della Persona, a partire dalla Libertà di Coscienza (in tal senso all’interno della chiesa anticipa di un decennio il Vaticano II). Un altro tema oggi di scottante attualità su cui Stefanini si esprime già in questo periodo è l’unione Europea, quando questa era ancora ben lungi dall’esistere.
Fra questi due periodi di impegno civile e sociale, ci sta lo Stefanini studioso del pensiero greco e cristiano. Per lui che intende opporsi a ogni forma di materialismo speculativo, Platone rappresenta un pilastro, e gli dedica la sua prima opera importante, di 1000 pagine, in cui valorizza soprattutto i temi del dialogo e della paidèia, oltre che della filosofia intesa come perenne ricerca.
Ma secondo Stefanini i Greci non avevano ancora chiara l’idea di Persona: saranno solo i pensatori cristiani come Agostino, Boezio, Tommaso a fondarla.
Ulteriori punti di riferimento filosofici per Stefanini saranno Gioberti e Rosmini, e di quest’ultimo apprezzerà l’ impostazione “personalista”. In fine, fonte di ispirazione dello Stefanini più maturo è il Personalismo di Maritain e Mounier, con la proposta di un Umanesimo cristiano, capace di promuovere i valori del mondo classico e medievale e di conciliarli con il nostro mondo attuale.
4. QUALI I NESSI CON QUESTIONI DI ATTUALITA’?
Abbiamo già accennato ad alcune stefaniniane tematiche molto attuali: la Persona con i suoi diritti e doveri, la libertà di coscienza, la lotta al materialismo (tecnocratico e politico), il dialogo in campo educativo, la filosofia intesa come dialogo e come ricerca instancabile della verità.
Aggiungo solo un ulteriore esempio molto attuale. Il contesto contemporaneo è segnato dalla cosiddetta visual culture, in cui emerge una crisi di senso e parallelamente un processo di estetizzazione della realtà. Stefanini indicava invece un valore il valore profondo dell’ “immagine”, come sforzo di esprimere una verità. L’immagine per lui non dev’essere solo una costruzione arbitraria, ma rinviare oltre sé stessa, fungendo da tramite con l’essere delle cose. Per questo l’imago si configura come luogo privilegiato in cui si manifesta il legame tra essere, verità e bellezza. La sproporzione tra essere e immagine, lungi dall’essere un limite, diventa così il motore dinamico della conoscenza e della libertà. La proposta stefaniniana invita a una riforma dello sguardo, che sia capace di restituire all’immagine il suo valore “veritativo” e di riaprire lo spazio di una comprensione autentica, personale e dialogica del “vero”.
Testo liberamente tratto dalla Intervista rilasciata dalla Presidente Stefanutti a Vatican News del 10 aprile 2026, giornalista Paolo Ondarza
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