Riportiamo un estratto di un articolo presente nell’Archivio Stefanini, e da lui stesso raccolto dallo stesso, Coll. ALS 6,C,2,22:
Da «Divus Thomae», Piacenza, estratto, pp. 456-458, di «Archivio di Filosofia», Milano, Bocca 1952, 182 pp., in cui recensisce i vari contributi apparsi: il contributo di Stefanini è: Il circolo vizioso di Sigmund Freud, pp. 64-70, app. 456-457: Luigi Stefanini si occupa del Circolo vizioso di Sigmund Freud (pp. 64-70).
Infatti il dato fondamentale del freudismo è l’inconscio (Es), da cui si distinguono nettamente le altre due zone della psichicità consapevole (l’Ich e l’Ueber Ich), che sono delle stessa natura dell’Es, come della stessa natura è la censura.
E allora si impone il dilemma : o la censura proviene dallo stesso determinismo cieco degli impulsi e allora il potenziale che ella esplica rientra in quel determinismo con 1’impossibilità di operare rispetto ad esso un controllo o un refoulement, ovvero essa agisce efficacemente con la sua forza repressiva e, in tal caso, essa ricava la sua autorità da un principio che trascende la collisione degli istinti e la forza bruta che essi esplicano (p. 66). La sublimazione freudiana dovrebbe avvenire per la compressione esercitata dalla libido sulla società; e dalla stessa sublimazione dovrebbero emergere i frutti della virtù, gli ideali della moralità e le leggi sociali. Nuova contraddizione, poiché per un verso la morale dovrebbe essere prima e fuori della libido, e dall’altra dovrebbe scaturire dalle sue latebre.
Si costituisce il primo nucleo sociale quando l’orda primitiva, che ha sfrenato il suo istinto incestuoso e ucciso il
padre, è sorpresa dal sentimento di colpa, che la induce a riparare il delitto, venerando la memoria del padre ucciso, riconoscendolo come principio d’ordine e di autorità, fino ad elevarlo al concetto della paternità divina.
Ma anche qui è evidente il circolo vizioso: da una parte un sistema organizzativo, morale, giuridico, sociale,
religioso dovrebbe procedere dal complesso di Edipo, conforme alle leggi di formazione naturale; dall’altra nessuna organizzazione sociale, giuridica, religiosa si esplicherebbe dall’orda bestiale, se in questa non sorgesse il sentimento di colpa, che già presuppone un ordine morale costituito, La natura istintiva dà frutti che trascendono le sue possibilità, poiché il Freud vi introduce surrettiziamente un potenziale di segno contrario in rispetto alla pura tendenza istintiva, che dovrebbe essere l’unica ragione delle forme evolutive della società. Parimenti nelle forme abnormi dell’isteria e della nevrosi l’istinto dovrebbe agire in competizione con sè stesso per generare le deviazioni patologiche, mentre non si sono registrati mai casi di isterismo e di nevrosi nelle forme istintive senza l’intervento di un principio superiore (p. 67).
Nel freudismo l’attività onirica è una manifestazione rivelatrice dell’inconscio. Ma nel sogno entrano tutte le attività: il sogno computa, calcola, organizza, costruisce: tutte manifestazioni coscienti che l’inconscio non può dare.
Come metodo di cura delle malattie (cosiddette) mentali, il freudismo si fonda sul presupposto che la normalità riposa sulle forze dello psichismo anormale. La guarigione non solo dipende dalla presa di coscienza del sintomo patologico, ma è anche sospesa sulla possibilità che il paziente si renda conto che tutti gli uomini sani sono malati al par di lui. La psicoanalisi ortodossa guarisce universalizzando la malattia con patente circolo vizioso. « O la coscienza non aggiunge nulla al mondo torbido da cui promana, di cui anzi costituisce un’esplicazione sviata e contraffatta, e in tal caso nessuna presa di coscienza può operare un’azione redentrice sul complesso patogenico, di cui anzi non potrebbe che ribadire la tirannia; ovvero la presa di coscienza s’impone con una sua originale iniziativa, e si esercita efficacemente a scomporre viziose aggregazioni, a ricomporre l’equilibrio turbato, a ripristinare sul tumulto delle forze brute il potenziale
energetico del carattere morale, e in tal caso il terapeuta è uscito dal circolo vizioso del freudismo, avendo ristabilito le esatte proporzioni tra le energie salvatrici dell’uomo e le potenze eversive della sua natura inferiore» (pp. 68-69).
L’apporto indiscutibile che la psicoanalisi reca alla psichiatria consiste nel- l’aggiungere alla considerazione della base ereditaria, anatomica, fisica e fisiologica di questa la considerazione della base psichica. Tare ancestrali, alterazioni somatiche, scompensi organici non bastano a spiegare le alterazioni psichiche dell’uomo. Le malattie della coscienza vengono bene spesso dalla coscienza, e quindi questa dev’esservi impegnata nell’opera di recupero. L’uomo dev’essere riportato nel suo centro conoscitivo, non già nell’inconscio. Perciò la psicoanalisi sarà utile, se invertirà le partite. Per riportare l’uomo nell’ordine, ci si deve porre dal punto di vista dell’ordine, non già dal punto di vista della anormalità,
sotto pena, una volta entrati in questa, di rimanervi prigionieri.
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