Da «Pedagogia e vita», (3/1956) presso Soc. editrice La scuola, Brescia, estratto, pp. 360-364 un art. di Irene Comuni in cui riporta una esperienza didattica (estratta dalla “Casa del Sole” Milano; post articolo, sezione separata, cita una riflessione di S. sulla conoscenza di sé):
«Non conosce sé stesso, ma si falsifica mentre pretende di conoscersi, la persona del singolo che si taglia fuori dal consorzio degli altri e, attraverso sé stesso, non giunge ai fratelli. Si falsifica, mentre pretende di conoscersi e di esaltarsi, la persona umana che vuol concludere l’essere al suo livello e rifiuta di completarsi nel riconoscimento volonteroso e amoroso del Principio che la instaura nell’essere. La sufficienza dell’uomo è in Dio e ogni dignità umana si consuma nella misconoscenza della investitura divina. Il momento conclusivo della educazione della persona è quello indicato dai Padri all’inizio del Cristianesimo: conoscere talmente sé da riconoscere in sé Dio (Si quis enim seipsum novit, Deum cognoscit); apprendere il vero amore di sé nell’amore di Dio (Qui ergo se diligere novit, Deum diligit).
ALS, 6,C, 2, 53
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