La nuova Teologia dell’arte secondo Stefanini

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Da Archivio Luigi Stefanini, coll. ALS 6,C,2,31
In margine al XVII Congresso Nazionale di Filosofia Luigi Stefanini, che in quest’ultimo periodo della sua vita coltIvava in modo intensissimo gli interessi per l’Estetica, fece un intervento sul rapporto fra Teologia ed Estetica, dal Medio Evo all’epoca contemporanea, ripreso da un articolo di Dario Composta sul n. 2/1956 della rivista “Humanitas”:
Da «Humanitas», via Rosa 33 Brescia, estratto art. di Dario Composta: Epistemologia linguistica e poiesi poetica del linguaggio (in margine al XVII Congresso Nazionale di Filosofia) pp. 156-162, a p. 157 dice:
«Una autentica Teologia del linguaggio è evidentemente ben diversa da tali ingenue opinioni. Mi riferisco
piuttosto allo Stefanini il quale senza esitazione afferma che l’Estetica dei nostri tempi, diversa da quella
profondamente teologica del medioevo, « può dirsi con Hegel indifferentemente romantica e cristiana…;
destinata a recare a maturità il prestigio teologico, attuando da prima nell’arte e poi conquistando sempre più
chiaramente alla riflessione il nuovo concetto di forma, (essa) non lascia fuori di sé un contenuto a cui aderire superficialmente, ma tutto il contenuto cala nella forma… realizzando così… la “forma piena” della creazione» (Metafisica dell’arte, Padova, 1948, p. 23). Lo Stefanini invoca così un ritorno alla Teologia dell’arte: «Se nella Storia è stato compiuto il processo dalla Teologia all’Estetica, è ben legittimo che la speculazione compia il processo inverso e pur tenendo distinte le due sfere, tragga dall’esperienza estetica quelle rivelazioni sulla metafisica dell’essere che non potrebbe
derivare da una sperimentazione esclusivamente naturalistica della realtà» (ib.).

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