Da «Pedagogia e vita», alla fine di un articolo: Metodologia dello studio personale, di V. D’Espailler, pp.263-266, dopo l’articolo, in fondo pagina viene riportato una riflessione di Luigi Stefanini di 12 righe che qui riportiamo:
Sfruttare la persona altrui, convertendola in uno strumento per l’utilità propria, non è male maggiore dello sfruttamento della persona propria, convertita essa stessa in strumento. Passa nella nostra epoca una volontà di bene nella lotta intrapresa per riscattare il lavoratore dalla condizione di merce venduta nel mercato della produzione; ma è compromesso ogni riscatto, anche nell’ordine economico, quando poi la persona umana, distolta dalla propria dignità e sacralità, è ridotta a una moneta da potersi spendere dilettantisticamente per la fatuità d’un piacere o il brivido di una emozione. La moneta, si sa, è la merce tipica: e quando l’anima è ridotta a una merce, essa non può trovare che un solo acquirente: quello di cui parla il mito di Faust. Luigi Stefanini
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