GREGORIO PIAIA, NEL 70mo ANNIVERSARIO, ricorda su Avvenire Luigi Stefanini

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AVVENIRE PAGINA 18
Venerdì 16 gennaio 2026
Tra personalismo e politica, l’eredità di Luigi Stefanini
GREGORIO PIAIA
Che legame ci può essere tra l’impegno quotidiano di comprendere gli altri (in famiglia, al lavoro, al bar, davanti alla tv…) e l’impegno di chi studia un autore del passato, come Platone o Dante? Nessun legame, si dirà, perché sono due esperienze quanto mai diverse… E invece no, perché – faceva presente Luigi Stefanini nel lontano 1952 – «il colloquio con il passato è un caso particolare del colloquio senz’altro, e ne segue le leggi. Non intendo chi attualmente mi parla, se non riesprimo da me le sue parole. Le intendo in quanto le faccio mie, ma non intenderei chi mi parla e vaneggerei solitario, se ciò che riesprimo da me non fosse riespresso col segno dell’appartenenza all’altro, che mi precede e condiziona nell’espressione. La parola dell’altro mi precede di un attimo, ma, se mi precedesse di un millennio, il rapporto sarebbe identico». Poche righe, che però bene riflettono la capacità di collegare pensiero e azione (e quindi filosofia e vita) muovendo dall’idea di “persona” che Stefanini sviluppò in una prospettiva non solo filosofica e pedagogica ma anche politico-sociale ed estetica, oltre che religiosa. A settant’anni dalla morte ripercorriamo allora brevemente il suo itinerario, da cui scaturisce un messaggio quanto mai attuale nella nostra società, ove il pervasivo richiamo ai diritti umani sconfina sovente in uno sfrenato individualismo, cui fanno pendant, sul versante opposto, un miope richiamo all’identità e una preconcetta chiusura verso l’altro. Nato a Treviso il 3 novembre 1891, il giovane Stefanini s’impegnò nell’associazionismo religioso, con particolare attenzione al nascente sindacalismo cattolico. Nel 1914 si laureò in Filosofia all’Università di Padova con una tesi su Maurice Blondel. Richiamato alle armi, nel gennaio 1916 fu ferito da una scheggia di granata sul Sass de Stria, sul fronte dolomitico. Nel 1919 si laureò anche in Lettere con una tesi sull’estetica di Gian Vincenzo Gravina e l’anno successivo fu eletto a
Treviso consigliere comunale e provinciale nelle file del Partito popolare italiano. Nell’assemblea generale della Gioventù Cattolica svoltasi a Venezia nel settembre 1922 fu tra i pochi a denunciare l’inconciliabilità teorica e pratica di fascismo e cristianesimo.
L’atteggiamento verso il fascismo mutò dopo il Concordato (1929), che indusse Stefanini a impegnarsi sul piano istituzionale per recuperare una presenza cattolica nella cultura italiana, dominata dal neoidealismo di Croce e Gentile. Dopo aver insegnato nella scuola media superiore (a Padova ebbe fra i suoi allievi il futuro ministro Luigi Gui), nel 1936 vinse il concorso a professore ordinario e fu chiamato all’Università di Messina. L’anno seguente ottenne il trasferimento a Padova, ove insegnò Pedagogia e quindi Storia della filosofia. Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia nel biennio 1941-’43, nell’ultimo periodo della guerra si tenne appartato e si dedicò alla riflessione sul ruolo della Chiesa di fronte all’avanzare dei regimi statalistici. Nel dopoguerra Stefanini svolse un’attività molto intensa sul piano sia scientifico che organizzativo: in particolare fu tra i promotori del convegno di filosofi d’ispirazione cattolica che si svolse nell’ottobre 1945 a Gallarate presso l’Istituto “Aloisianum” e dal quale trasse origine il ‘‘Centro di studi filosofici cristiani di Gallarate’,’ coordinato da Carlo Giacon sj; promosse con Michele Federico Sciacca la fondazione del “Giornale di Metafisica”; fu tra gli ideatori della Enciclopedia filosofica; fondò la “Rivista di Estetica” (poi diretta da Luigi Pareyson). Colpito da un tumore ai polmoni, si spense Padova il 16 gennaio 1956. Sul piano teorico Stefanini si confrontò a fondo con i filosofi del suo tempo, facendo rivivere la linea di pensiero che da Platone e sant’Agostino giunge a Rosmini e tenendo ben presenti autori come Mounier e Maritain. Nella fase più matura il tema platonico della scepsi (intesa come ricerca continua e mai conclusa, che prende avvio da una prima, embrionale intuizione) si tradusse così nella centralità della “persona” che non va ridotta al semplice individuo né all’ingranaggio di una struttura economico- produttiva, ma riflette l’idea agostiniano-tomista del modello trinitario (un Io sempre relazionato a un Tu). La «primalità» della persona si accompagna dunque all’apertura agli altri e all’Altro: un intreccio che Stefanini seppe cogliere con fine analisi e grande forza espressiva, nella convinzione che «la persona contiene in sé la sua destinazione sociale, e nemmeno potrebbe compiersi come persona se contravvenisse a tale sua destinazione». Diverse sono le iniziative volte a far conoscere e valorizzare il messaggio di questo pensatore. Segnaliamo in particolare il volume Luigi Stefanini. Attualità di un pensiero, un’ampia antologia di testi accompagnati da brevi ma incisivi commenti, che la Fondazione “Luigi Stefanini” di Treviso ha in corso di pubblicazione.
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