Intervista ad un allievo di Luigi Stefanini

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Testimonianza del dott. Ernesto Gallo, allievo di Lugi Stefanini nell’anno acc. 1951-51, alla Facoltà di Lingue dell’Università di Venezia. 

Il dott. Gallo così parla di Luigi Stefanini. Il mio ricordo di Stefanini risale all’anno acc. 1951-52 quando mi sono iscritto alla Facoltà di Lingue dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il mio professore di filosofia del Liceo (ho fatto il Liceo Scientifico a San Donà di Piave ed ho finito nel 1948) Antonio Spada, padovano, ce ne parlava molto spesso. Il nome di Lugi Stefanini era nominato da lui continuamente. Il mio prof. di filosofia era allora molto giovane e nel 1955 divenne sindaco di San Donà di Piave. A San Donà di Piave per più di quarant’anni fu parroco don Luigi Saretta, che a Luigi Stefanini era legato da profonda amicizia. Quando nel 1951 mi sono iscritto a Ca’ Foscari Luigi Stefanini era docente di Pedagogia. Mi ha fatto molto piacere, perché in qualche modo mi trovavo di forte una persona che già conoscevo. Il corso era dedicato al linguaggio. Il prof. Stefanini teneva le sue tre ore di lezione concentrate il sabato pomeriggio; tra la prima e la seconda parte delle lezioni c’era un intervallo. Il mio primo esame a Ca’ Foscari fu con Stefanini. È stato un bel esame, veramente bello, sul piano umano, perché il prof. era gentile, delicato, una persona distinta, non arrogante come certi docenti universitari che in qualche caso sembrano deliberatamente mettere in difficoltà gli studenti. Era una persona molto garbata – è passato qualche mese da allora – ma non mi ricordo di averlo mai sentito irritarsi, una persona garbatissima, squisita sul piano umano. Avevo scelto Pedagogia come primo esame sia per stima nei confronti del professore, sia perché pensavo che l’esame fosse più semplice di altri, perché il tema del linguaggio mi era particolarmente gradito. O mi era gradito o era il prof. che me lo rendeva gradito e piacevole. Si ascoltava molto volentieri il prof. Stefanini e io ho di lui uno splendido ricordo. L’esame mi diede molta soddisfazione, me lo ricordo bene anche adesso nonostante sia passato un po’ di tempo. Mi chiese le suddivisioni del linguaggio (scientifico, letterario, tecnico) e altre cose che erano in programma. Ad un certo momento mi interruppe – l’esame si risolse con due domande, chiedendomi: «Lei in questo momento sta parlando con me: che tipo di linguaggio adopera?» ed io risposi: «Adopero il linguaggio poetico». Me lo ricordo come se fosse adesso, lui si trovò sorpreso, ma la mi risposta gli fece piacere. Alla sua richiesta di chiarimento «Perché un linguaggio poetico?» io risposi: «Credo che non sto ripetendo pedissequamente, ma sto cercando di rielaborare, di rendere mio, personale, quello che ho appreso». Si dimostrò molto soddisfatto e mi fece un complimento che ancora oggi tengo per me, non si mettono in piazza queste cose, ma mi fece molto piacere. Venivo da esperienze negative di studi ed avevo trovato finalmente la mia strada: ero portato per l’insegnamento. Il prof. mi incoraggiò molto, al di là del voto che fu comunque lusinghiero. L’esame fu una esperienza davvero bella con una persona squisita e lo ricordo con simpatia. Alcuni docenti, di ogni tipo di scuola, ci restano in mente, perché lasciano qualcosa in senso positivo, un segno, altri si dimenticano completamente. La mia esperienza con Stefanini docente appartiene alla categoria dei docenti che non si dimenticano anche dopo sessant’anni. Il prof. non usava lasciar intervenire gli studenti – erano altri tempi – ma noi lo ascoltavamo attentissimi. Non usava la lavagna; aveva un programma ben preciso da svolgere, anche se non ricordo che seguisse una traccia scritta. Lo capivamo, era un insegnante che si faceva capire. Si presentava sempre elegante e signorile, ma anche molto delicato, rispettosissimo degli studenti, non l’ho mai sentito sgarbato.Non eravamo moltissimi a frequentare il corso del prof. Stefanini – del resto le lezioni si tenevano di sabato pomeriggio – ma particolarmente interessati. Ricordo l’esperienza universitaria con lui come una delle più belle, anche dopo molti anni. Era un docente che si faceva amare, sia per il suo modo di comportarsi con gli studenti, sia per l’interesse del tema del corso. Mi aveva fatto scoprire la mia vocazione, quella dell’insegnamento, cui ho dedicato in seguito molti anni. 

Treviso, Sede del Seminario Vescovile, Aprile 2011  (L’intervista è stata condotta da G. Cappello e R. Pagotto)

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